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Michelangelo in tour … una vera …. “rock – star”


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In un’estate di tour di rockstar, ce ne è una Italiana che ne sintetizza perfettamente la grandezza parafrasando letteralmente la traduzione di “rock – star”: il “divino” Michelangelo Buonarroti, protagonista assoluto del Rinascimento, sublime, irascibile, solitario, unico, è stato maestro in tutti capi dell’arte: dalla pittura alla scultura, dall’architettura alla poesia. I suoi capolavori, oltre che celebri in tutto mondo, sono simbolo di bellezza e perfezione insuperata. Già acclamato dai contemporanei come il maggiore artista di tutti i tempi influì grandemente su tutta l’arte del secolo.
L’artista è da sempre celebrato in tutto il mondo, ma il vero “record” è quello che una delle sue opere più significative: il “Cristo Giustiniani”, in tre anni ha percorso migliaia di kilometri ed è stato esposto in ben tre continenti, in quattro sedi diverse.
Una statua alta poco più di due metri, ha la forma di un uomo nudo, maturo, nel pieno del vigore fisico, dai lunghi capelli sciolti che tiene nella destra la Croce e nella sinistra il suo sudario. Una statua “muscolare”, dalla fisicità moderna, dove è indubbia la sapiente impronta Michelangiolesca, che ha consentito al grande pubblico mondiale di apprezzarla nella sua interezza a 360 gradi. A Londra e a Tokyo (dove per la prima volta in Asia è stata esposta un opera monumentale di Michelangelo) lunghe file di persone hanno atteso con pazienza di vedere da vicino l’opera dell’artista Italiano.
Come una vera star, la statua ha attirato migliaia di visitatori, da giugno/settembre 2014 a Roma ai Musei Capitolini nell’ambito della mostra 1564-2014 MICHELANGELO Incontrare un artista universale, per i 450 anni dalla morte del Buonarroti.



L’anno dopo nello stesso periodo giugno/settembre 2015, la stauta è “volata” a Città del Messico al Fine Arts Palace per la Exposición Miguel Angel Buonarroti - Un artista entre dos mundos



Ancora tra marzo/giugno 2017 a Londra alla National Gallery nell’ambito della mostra: "Michelangelo & Sebastiano: The Credit Suisse Exhibition" , in quell’occasione “unica” statua originale tra le copie della Pietà e la “seconda” versione del Cristo Portacroce conservata a Roma nella Chiesa della Minerva.



Ora il “Cristo Giustiniani” è trasvolato a Tokyo al Mitsubishi Ichigokan Museum per la mostra:Leonardo e Michelangelo per l’ultima tappa del suo “tour mondiale” prima di tornare nuovamente nel Monastero di Bassano Romano nel cuore del Viterbese.




Il “Cristo Giustiniani” è una statua dalla storia tormentata, nel 1514 l’allora trentanovenne Michelangelo, già assoluto ed indiscusso protagonista del Rinascimento Italiano, si impegna con gruppo di gentiluomini Romani, tra cui Metello Vari, a consegnare: “una fighura di marmo d’un Christo, grande quanto el naturale, ingnudo, ritto, chor una chroce in braccio, in quell’attitudine che parrà al detto Michelagniolo,”.
Un lavoro che si rivelò alquanto complesso che vide la creazione non di una ma di due statue. La più nota, esposta a sinistra dell’Altare Maggiore della Chiesa romana di S. Maria sopra Minerva, è in realtà una “seconda versione” di una prima creduta ormai perduta, abbandonata dal maestro che mentre la scolpiva si accorse di una vena nera nel marmo proprio all’altezza del volto:“... reuscendo nel viso un pelo nero hover linea…", lo scultore fu costretto ad abbandonare il marmo per poi donarlo, qualche tempo dopo, allo stesso Vari che lo collocò nell’“orticello” della sua residenza in Via del Gesù (ancora oggi “visibile” nel piccolo slargo che si trova in fondo la via quasi all’angolo con Via Piè di Marmo) , vicinissimo alla Chiesa di Santa Maria sopra Minerva, dove è collocata la “seconda versione”: “Questa sarà per onor mio, havendola, che la terrò como si fusse de oro”.

È qui che, alla metà del Cinquecento, ne testimonia ancora la presenza l'erudito Ulisse Aldrovandi che la descrive con queste parole: "In una corticella overo orticello, vedesi un Christo ignudo con la Croce al lato destro no[n] fornito per rispetto d'una vena che si scoperse nel marmo della faccia, opera di Michel Angelo, e lo donò à M. Metello, e l'altro simile à questo, che hora è nella Minerva lo fece far à suo spese M. Metello al detto Michel Angelo".
Un Cristo che non passa certamente inosservato, tanto è che quando agli inizi del seicento viene messo in vendita, il marchese Vincenzo Giustiniani, banchiere, collezionista e mecenate del grande Caravaggio, lo “soffia” al cardinale Maffeo Barberini, futuro Urbano VIII, al prezzo di trecento scudi, praticamente poco più del costo del marmo grezzo, arricchendo la sua già cospicua galleria di statue antiche.
Ma quelli erano gli anni della Controriforma e così un Cristo nudo era ritenuto osceno a tal punto che il Marchese decise di farla coprire con un perizoma bronzeo poi integrato con un drappo rosso e ultimare nelle parti mancanti. Giustiniani fece apportare qualche modifica alla parte frontale del corpo e alle labbra che, secondo il suo gusto, dovevano essere semichiuse e non serrate come le aveva precedentemente scolpite Michelangelo.

Vincenzo Giustiniani da risalto all’opera ponendola nel suo Palazzo in Via della dogana vecchia “nella stanza à basso canto alla porta verso san Luigi”. Nel 1644, il suo erede Andrea Cassano Giustiniani lo colloca sopra l’altare maggiore della chiesa di San Vincenzo martire a Bassano e qui vi rimane per tre secoli e mezzo. La proprietà del Mausoleo passerà dai Giustiniani agli Odescalchi nel 1854, poi nel 1942 all’ordine dei Benedettini Silvestrini quando ormai l’intero complesso già versava in gravissime condizioni di manutenzione.
Nel 1979 il Cristo viene trasferito dall’altare maggiore nella sacrestia e celato al pubblico. Dell'opera si perde ogni traccia fino a quando nel 1999 viene finalmente “riscoperto”, attraverso un’attenta ricostruzione documentale dalla Professoressa Silvia Danesi Squarzina.

Nel 2001 il restauratore Rossano Pizzinelli lo ripulisce e toglie quello che resta della vecchia e consumata “fascia d'ormesino rosso con merlettino d'or”. Le pudenda integre del Cristo tolgono l’ultimo dubbio sulla mano Michelangiolesca dell’opera: è veramente il “Cristo nudo con la croce” della collezione Giustiniani.
Dopo che la statua fu riportata a Roma nel 2001 a Palazzo Giustiniani in occasione della mostra: “Caravaggio e i Giustiniani - Toccar con mano una collezione del Seicento” curata dalla Professoressa Silvia Danesi Squarzina, è ammirabile nella sua collocazione definitiva nella cappella a destra dell’altare maggiore della Chiesa di S. Vincenzo martire a Bassano Romano.