Free CSS Templates

MUSICA E SPORT


Formula E scalda i motori per l’E-Prix di Roma

Sarà il week end del 13/14 aprile ad ospitare il secondo E-Prix di Roma

Post Image


Lo scorso anno è stato un grande successo organizzativo e di pubblico. Quest’anno sarà un gran premio ancora più spettacolare in quanto l’aumentata potenza dei motori elettrici permetterà di completare la distanza di gara senza bisogno di cambiare monoposto a metà gara. Le vetture Gen2, oltre a rappresentare una sfida dal punto di vista sportivo, sono un punto a favore contro la crisi ambientale dovuta all’inquinamento atmosferico. «Con la rivoluzionaria monoposto Gen2 vogliamo consolidare l’identità della Formula E come il campionato più rilevante per l’industria automobilistica e dimostrare l’avanzamento della tecnologia elettrica» ha affermato con orgoglio Alejandro Agag, Fondatore e Ceo Formula E.
Privilegiato anche il lato spettacolare: potenziati i kilowatt, da 180 a 200 in gara (equivalenti a 270 cavalli circa) e in qualifica da 200 a 250 (circa 340 cavalli) e aggiunto l’Attack mode, che prevede il passaggio dei piloti su una specifica traiettoria per un determinato numero di volte, con una potenza maggiore, ma con indicazioni sull’utilizzo comunicate solo sessanta minuti prima della sfida.
Post Image
Per gli appassionati sarà presente l’Allianz E-Village, la zona immersiva dedicata all’innovazione, all’esplorazione e all’intrattenimento, in cui avvicinarsi all’azione e conoscere meglio il mondo del campionato ABB FIA Formula E nel Formula E World, incontrare i piloti e sfidarli nella E-Race presso la Gaming Zone o partecipare alle celebrazioni per lo champagne e il selfie alla cerimonia del podio, assistere a esibizioni dal vivo, scoprire le nuove tecnologie nell’Allianz Explorer Zone, far divertire i più piccoli nella Kids Zone, lasciarsi ispirare nell’Inspire Zone o gustare delle prelibatezze alimentari nella Taste Zone.
Quest’anno si preannuncia un tutto esaurito e un’atmosfera decisamente più calda del pubblico, in meno di tre ore sono andati esauriti i 15.000 tagliandi gratuiti per i posti prato.
Il percorso è lo stesso dello stesso anno, lungo 2,85 km, è posizionato in via Cristoforo Colombo, nel quartiere Eur, da rifare per 21 giri. Poco dopo, le monoposto imboccano piazza Guglielmo Marconi per poi affrontare una prima curva secca verso sinistra. Arriva quindi un’altra svolta piuttosto “tranchant”, a 90 gradi, che porta le vetture fra il palazzo della Scienza Universale e la Nuvola di Fuksas. Un tratto misto unisce questa zona con l'area del palazzo dei Congressi, dove si trovano la pit-lane e la linea del traguardo che è quindi differente da quella di partenza. Successivamente, le monoposto affronteranno la parte più veloce del tracciato che passa per viale dell'Arte e per viale dell'Artigianato, gira a 90 gradi verso sinistra e prosegue, dopo un breve rettilineo su via delle Tre Fontane, con un curvone in salita a destra su viale dell'Agricoltura e via Ciro il Grande. Con una svolta secca verso sinistra, lasciando alle spalle il palazzo della Civiltà del Lavoro lungo l'omonimo viale, il tracciato imbocca nuovamente la Cristoforo Colombo che viene conduce a destra. Ultimi metri con una variante che scorre a fianco dell'obelisco di piazza Guglielmo Marconi e si torna al via. Ventuno curve in totale in grado di unire guida tecnica e parti più veloci per il secondo tracciato più lungo del calendario di Formula E 2018-2019.
Formula e E-prix Roma 2019
Post Image

"Le dieci partite"

le partite memorabili della Roma raccontate da Giuseppe Manfridi

Post Image


Il calcio come metafora della vita, qualcosa che accompagna il tifoso nel corso della sua esistenza. Possiamo cambiare moglie o marito, partito politico, religione, forse anche sesso, ma mai cambiare la fede calcistica.
Ogni squadra è unica, ma poche sono intimamente connesse con il carattere dei tifosi stessi e l’anima della città. Ci sono partite che sono nella memoria di ciascuno, siano esse sconfitte o vittorie. Giuseppe Manfridi abile sceneggiatore, interprete e regista, ha iniziato nel 2009 (e quasi portato a termine) un progetto con Daniele Lo Monaco unico nel suo genere: dieci pezzi teatrali, dieci partite di calcio, “dieci partite della Roma”. Storie “faziose” come le ha definite l’autore, “altrimenti non ci interesserebbero. Noi seguiamo una storia, qualunque essa sia, patteggiando per alcuni contro altri. Per questo racconto in ‘Diecipartite' qualcosa, le partite della Roma, non in modo equo ma da romanista” . Pezzi dai tratti personali, autobiografici, ma in cui ciascun tifoso ritrova se stesso e le proprie emozioni. Tutte raccontate con ironica con avventure iperboliche da tifoso che non solo “rievocano”, ma strappano più di una risata, sprofondando in vorticosi ragionamenti aritmetici, riti messianici e coincidenze cabalistiche.
Da poco al teatro Flaiano è andato in onda il “settimo” monologo: “Il Discorso del Capitano. Roma-Genoa 3-2", il ricordo, il percorso, il viaggio di venticinque anni di Francesco Totti nella Roma e con la Roma, protagonista assoluto della narrazione, raccontato attraverso le pieghe delle vicende che hanno accompagnato squadra e tifoseria al confronto cruciale col Genoa, atto conclusivo del campionato 2016/17 e gara decisiva per la conquista del secondo posto, poi chiusa con il suo discorso d’addio.
La prima partita del ciclo fu: ”Roma Lazio 3 a 3” del 1998, una partita dalle grandi suggestioni per l’incredibile altalena del risultato e degli eventi sul campo. La partita si gioca di sera, quando i riflettori ancora sapevano dare una nota particolarmente epica all’evento. La Roma proviene da quattro sconfitte di fila con La Lazio. Due in campionato, due in Coppa Italia. Una quinta avrebbe significato l’onta massima. La Roma, dopo essere passata in vantaggio, a sette minuti dalla fine è sotto di due gol e con un uomo in meno, ma i derby, si sa, sono imprevedibili, Eusebio Di Francesco, l’attuale allenatore della Roma, sfrutta un’incertezza della difesa laziale e accorcia le distanze, due minuti dopo pareggia Totti con il pubblico in delirio a tempo quasi scaduto l’arbitro annulla un gol di Delvecchio, sarebbe stato il 4 a 3… Ma già così rimane un derby storico, un pareggio che assume tratti mitici, soprattutto quando questo pareggio avrebbe potuto e dovuto essere ben più di un pareggio. Un 4-3 incredibile, magico e negato. Con la storia della partita, la storia di un anno, che è il penultimo del millennio. Un anno in cui molte cose danno annuncio del loro disparire senza ancora essere scomparse. E altre del loro avvenire. L’età individuale si mescola a quella di tutti, e una gara, una semplice gara di campionato, finisce con l’assumere la fisionomia di un evento emblematico.
La seconda partita è stata: “Pisa Roma 1 a 2”, la patita della svolta dello scudetto del 1982-83. La Roma capolista si deve risollevare dalla brutta sconfitta rimediata all’Olimpico contro la Juventus seconda in classifica. Il protagonista questa volta è Paulo Roberto Falcao che di testa realizza la prima rete e la sua esultanza, che a molti potrà non significare nulla, ma che i Romanisti invece ha voluto dire tutto. Il brasiliano, appena segnato, corre verso i propri compagni e lo fa prima tirandosi su quella manica destra della maglietta, che può essere interpretato come un semplice gesto istintivo, ma che invece evoca un senso di liberazione, come a voler dire “lo scudetto è nostro: andiamocelo a prendere!”.
La terza partita è la più dolorosa: “Roma-Liverpool 1 a 1” è l’irresistibile evocazione della finale persa della Coppa Campioni disputata il 30 maggio dell’84. Un racconto vissuto in omaggio di Agostino Di Bartolomei, meraviglioso capitano di quella squadra. Lo spunto per raccontare il punto più alto e contemporaneamente più basso della storia giallorossa è anche lo spunto per parlare di un’epoca di una Roma. Nel presente teatrale, questo è il bello, si ha modo di risentire quelle forti passate emozioni sulla pelle; quel che completa il fascino dell’eternità di un atto unico così pregno di sentimenti contrastanti che sono il sogno proprio dell’età giovanile legata indissolubilmente a quel presente storico e drammatico rievocato con tanta intensità. Comici e al contempo commoventi sono i parallelismi tra eventi della portata storica e ricordi più futili, per quanto ugualmente mitici, la cui soggettiva grandiosa interpretazione regala momenti di rara intensità emotiva come nel finale quando sullo schermo viene proiettata la storica finale ma si ferma al rigore di Di Bartolomei, in quel momento per 52 secondi la Roma è stata campione d’Europa!
La quarta partita è “Real Madrid – Roma 1 a 2”, l’ottavo di finale della Champions League del 2008, dove la Roma fa l’impresa ed espugna il Barnabeu con un gol di Vucinc nel recupero. Partita che fa anche da sfondo al film “Ovunque tu sarai”: tre tifosi in viaggio per “vedere” la Roma. E' stato detto: al Santiago Bernabeu novanta minuti possono essere lunghissimi. Molto più lunghi che altrove. Questa la particolare dimensione in cui siamo andati a vincere una gara che ci sarebbe bastato pareggiare, ma che se avessimo provato a pareggiare, avremmo senz'altro perso, e che invece tentando di vincere per riuscire a pareggiarla, a un certo punto ci siamo trovati a vincerla, e poi di nuovo a pareggiarla. Allora abbiamo provato ancora a vincerla per conservare quel pareggio sino alla fine, e alla fine nell'anarchia degli attimi estremi, in un tempo di recupero in cui la masnada dei novanta minuti insisteva a propagare un senso di interminabilità... ... solo a quel punto...
La quinta partita è stata: “Roma Juventus 3 a 2” del 5 maggio 1974. Terz'ultima giornata di campionato, La Lazio ha tre punti di vantaggio sulla Juventus e gioca contro il Torino al Comunale, mentre all'Olimpico di Roma arriva la Juventus. A Torino è una giornata da tregenda, ed i granata, la cui rivalità con i cugini è pari a quella tra Roma e Lazio, sembrano voler favorire gli eterni rivali. Una pioggia torrenziale accompagna la partita: segna Paolo Pulici, pareggia Chinaglia, ancora Pulici sigla il definitivo 2-1, poi “giaguaro” Castellini para l'imparabile e la Lazio esce sconfitta. L'incubo di un ritorno clamoroso della Juventus sta per materializzarsi. Ad allontanarlo ci pensa la Roma, che gioca una grande partita. L'Olimpico è pieno di 70.000 spettatori. La Roma parte forte e segna con una botta di Domenghini, replica Anastasi, poi Negrisolo con un colpo di testa, quindi ancora Anastasi. La Lazio sta perdendo, la Juve è dietro due punti e prepara l'assalto finale ma i ragazzi di Liedholm, a differenza di quanto si sarebbe poi visto all’Olimpico 36 anni dopo tra i biancoazzurri e l’Inter, a sfavore della Roma che inseguiva i nerazzurri per lo scudetto, onorarono lo spirito dello sport fino in fondo. "Un'onda si spande in lontananza, verso la Nord. Morini lancia un pallone lungo in area. Lunghissimo, da sotto la Tevere. Prati lo stoppa di petto dando le spalle alla porta, che è un rettangolino minuscolo ai limiti del mondo. La palla picchia in terra e, sul rimbalzo, Pierino Prati ha una torsione repentina, la impatta di collo pieno e in mezza girata la sbatte sotto la traversa. Mai visto così bene dal parterre della Sud un gol fatto sotto la Nord! Un gol magnifico che praticamente regala alla Lazio uno scudetto che sarà conquistato matematicamente la domenica successiva contro il Foggia. "Sono contento per il fatto che la Lazio non potrà rimproverarci nulla - dirà l'allora presidente giallorosso Anzalone -. Una fetta dello scudetto che arriverà a Roma sarà anche nostra"


La sesta partita: “Roma Sampdoria 1 a 0 - Il gesto di Pedro”. È il 14 dicembre 1975 e all’Olimpico va in scena Roma-Sampdoria, una partita importante per la zona bassa della classifica, in un periodo dai colori netti, identitari… quando il rosso delle bandiere era il rosso schietto, non testato, del sugo fatto in casa, e il giallo era quello chiaro dei girasoli”. Durante la partita Petrini ha più volte la palla buona per portare la compagine giallorossa in vantaggio. Ma nulla, oggi sembra proprio non riuscirci. Sembra afflitto da una sorta di allergia al gol. Dagli spalti qualche mormorio di disappunto comincia ad alzarsi. Cordova gli serve una gran bella palla, sembra davvero la volta buona per il centravanti giallorosso. Pedro si libera di Zecchini e invece di cercare una giocata semplice spara forte. Spara alto. Troppo. “All’urlo di rabbia della folla, Petrini ha replicato chiedendo scusa con ampi gesti delle braccia e anche inchinandosi come un bambino cattivo che accetta i giusti rimproveri promettendo di non farlo più. I 40 mila dell’Olimpico hanno afferrato al volo il piccolo dramma che stava vivendo il sostituto di Prati. Dalla curva nord alla Sud, dalla tribuna Tevere alla Monte Mario si è levato un coro assordante in cui veniva scandito il nome del giocatore. Era il calore di una solidarietà nata spontaneamente, che ha avuto l’effetto di una scintilla nell’animo dell’attaccante che poco dopo segnerà il gol della vittoria. Questo ricordo è la chiave per addentrarsi nei chiaroscuri di una storia sconvolgente che, sia pure col ristoro di momenti segnati da grande leggerezza e divertimento, va al cuore di un sistema calcio feroce e cannibale. Senza fare sconti a nessuno, nel testo, nel pieno rispetto di quanto lo stesso Petrini ha voluto denunciare, vengono rivissuti e raccontati episodi che mettono a nudo la questione doping, col suo tragico elenco di vittime, e il giro del calcio scommesse che portò nell’80 a raffiche di arresti e di processi capaci di cambiare radicalmente la storia del calcio nel nostro Paese. La conversione morale e letteraria di Petrini, susseguente alla tragica morte di suo figlio diciannovenne, è un evento di tale portata esistenziale da suscitare domande di significato assoluto. Una vera redenzione, nel senso più forte del termine. Da anni attorno alla figura di Pedro si è formato un importante movimento di opinione che vede in quest’uomo contraddittorio, travagliato ed estremo un punto di riferimento per chiunque intenda lottare in nome dello sport e dei suoi valori.
Il settiamo atto è “Roma Genova 3 a 2”, ed ora aspettiamo le ultime… tre partite, magari a la prossima sarà Roma Barcellona 3 a 0, ma tornando indietro nel tempo ci piacerebbe anche vedere a teatro quello che fu il “derby dei rigori”, un “Roma Lazio 6 a 4”, vinto dalla Roma il 25 aprile 1962, negli ottavi di Coppa Italia dai calci dal dischetto. Dopo uno 0 a 0 scialbo e infinito (tempi regolamentari più supplementari), si decise con i rigori, all'epoca se ne calciavano sei e tirava un solo un giocatore. Per la Roma va “Piedone” Manfredini che ne mette in fila sei, cambiando sia esecuzione che angolo. Ne calciò 3 di forza e 3 di precisione. Pedro fu il protagonista assoluto con il portiere giallorosso Cudicini che ne parò due al laziale Longoni.

Motordays in fiera a Roma

Post Image

Dall' 8 all' 11 marzo 2018, la Fiera di Roma ospiterà la decima edizione di Motodays, Salone Moto e Scooter del Centro-Sud Italia, una manifestazione che in poco tempo è riuscita ad affermarsi nel panorama fieristico di settore e a posizionarsi come secondo salone in Italia per l'universo delle due ruote.

Il Salone della Moto e dello Scooter in Fiera Roma, dall’8 all’11 marzo, sarà il palcoscenico della prima edizione della Borsa internazionale del turismo su due ruote. Studi di settore, presenza di federazioni, club, aziende e una ricca programmazione di eventi per tutte i giorni della manifestazione.
Roma Motodays, si prepara a festeggiare il suo decennale con molteplici iniziative. Tra queste, un focus speciale e rinnovato sul mototurismo, ma anche in grado di emozionare e divertire grazie alle testimonianze dei tanti viaggiatori che si avvicenderanno sul palco dell’area #WelcomeBikers.
Il format della Borsa Internazionale del Turismo su due ruote “BITM” nasce per offrire ai motociclisti soluzioni concrete ed oggettive per i loro prossimi itinerari e, soprattutto, occasioni di contatto utili a formalizzare prospettive di viaggio. Attraverso un meccanismo di “business matching” il biker potrà essere informato sulle nuove proposte di operatori provenienti da quasi tutti i Continenti: dalla Colombia alla Slovenia, dal Portogallo alla Tunisia e la Grecia.
Un importante focus verrà dedicato alle “Donne in motocicletta”, il progetto FMI che ha come finalità un corretto approccio alla moto da parte del mondo femminile, dalla scelta del mezzo alla sicurezza.
Un’occasione per vedere e magari anche provare, tutte le novità 2018. Tra special, sportive, touring, enduro, naked e scooter, le case produttrici saranno presenti con i model year 2018 che, come sempre, si potranno provare grazie ai collaudati demo ride della Riding Experience.
Non solo novità, ma anche moto d’epoca, fino alle special dai migliori cutomizer . Ci sarà uno spazio anche al commuting urbano, con l’area 2Wheels2Work, nata con l’obiettivo di informare e sensibilizzare gli utenti verso un uso maggiore e migliore delle due ruote, per muoversi in città in modo più consapevole, sicuro e sostenibile. Non potevano poi mancare per questo decimo compleanno le esibizioni e le gare nelle aree esterne.
Ci saranno tanti ospiti e grandi personaggi del mondo dello sport e dello spettacolo le Case produttrici che hanno già confermato la loro presenza: Honda, Suzuki, che porteranno due anteprime, MV Agusta, KTM, Harley-Davidson, Indian e Kymco a cui si aggiungono ora importanti presenze: quelle della bavarese BMW, della giapponese Yamaha, dell’inglese Triumph, della svedese Husqvarna e il ritorno del Gruppo Piaggio. Nella Riding Experience, inoltre, si potranno provare le novità di Casa Aprilia e Moto Guzzi: dalle nuove 900 Shiver e Dorsoduro alle V7 III di Mandello del Lario.

www.motodays.it
Fiera di Roma Ingresso EST – Via A.G. Eiffel (traversa Via Portuense) o Ingresso NORD – Via Portuense 1645-1647
ORARI
Giovedì 8 e venerdì 9 marzo dalle 10:00 alle 19:00
Sabato 10 marzo dalle 10:00 alle 20:00
Domenica 11 marzo dalle 10:00 alle 19:00
INGRESSO INTERO GIOVEDÌ 8 MARZO E VENERDÌ 9 MARZO € 12; SABATO 10 e DOMENICA 11 MARZO € 16.
– PARCHEGGIO GRATUITO MOTO INTERNO SOLO PER CHI ACQUISTA IL BIGLIETTO IN PREVENDITA.
– TUTTE LE DONNE VANNO IN FIERA IN MOTO! INGRESSO GRATUITO E POSSIBILITA’ DI PARCHEGGIARE LA PROPRIA MOTO O SCOOTER ALL’INTERNO DEL QUARTIERE FIERA PER TUTTE LE DONNE NELLE GIORNATE DELL’8 E 9 MARZO! (ingresso riservato: CARGO Ovest

RDS BREAKFAST RUN LEVISSIMA

Post Image

Un modo diverso di vedere la città, di corsa all’alba. Un modo diverso di far partire la propria giornata. Dopo Trento la “RDS Breakfast run” fa tappa a Roma il 26 maggio, con partenza alle 5’45 dalle Terme di Caracalla con un percorso di circa 5 km che comprende Piazza Venezia, Fori Imperiali e Colosseo. Correre insieme verso la luce che nasce che fa capolino dietro il Colosseo.
Prossime tappe: Venezia, Milano, Torino, Verona e Bormio. La partecipazione è aperta a tutti da 14 anni in su (con certificato medico).
.
Ogni tappa sarà corsa alle 5:45 di mattina, partenza con il sole che sorge, ecco le date:
il 19 maggio 2017 a Trento
il 26 maggio 2017 a Roma
il 9 giugno 2017 a Venezia
il 16 giugno 2017 a Milano
il 23 giugno 2017 a Torino
il 30 giugno 2017 a Verona
l’ 8 luglio 2017 a Bormio (sabato)

RDS BREAKFAST RUN LEVISSIMA

Il Keniano Solomon Yego vince la 42esima RomaOstia 2016 con 58’43 quarto miglior tempo mondiale di sempre

Post Image


Domenica 13 marzo 2016, circa 11.000 atleti hanno raggiunto il lido di Ostia partendo dal Palazzo dello sport dell’Eur lungo i 21 Km e 97 metri del percorso. Una bellissima giornata di sole con un vento favorevole ha spinto gli atleti verso il mare.
Oltre ad essere partecipatissima, questa gara è anche molto veloce: sia per un percorso sostanzialmente privo di curve sia per un altimetria leggermente positiva, anche se c’è la temibile salita del “campeggio” più o meno al decimo km, pendenza non superiore al 3%, ma piuttosto lunga.
La corsa anche quest’anno ha ottenuto il prestigioso riconoscimento internazionale “Gold Label”, come gara di élite mondiale, per gli elevati standard tecnico organizzativi.
Tra gli atleti uomini la vittoria è andata al Keniano Solomon Yego con 58m43 miglior risultato di sempre (migliorandolo di 32 secondi il precedente primato sulla gara) e quarta prestazione mondiale sulla distanza. Dopo di lui è arrivato Langat, al terzo posto ha completato la tripletta keniana Remmy Ndiwa in 1h00m05. Primo Italiano all’ottimo ottavo posto: Xavier Chevrier con 1h 03’41 Al femminile si è imposta l’etiope Degefa Debele davanti alle due keniane Angela Tanui e Yeko Masai che gli hanno yenuto testa, con l’eccellente tempo di 1h07m08, non molto lontana dalla miglior prestazione femminile sulla gara ottenuta nel 2012 con la Keniana Florence Kiplagat con 01:06:38. Prima delle italiane è stata l’atleta dell’Esercito Federica Dal Ri che ha chiuso anch’essa ottava in 1h 14’47. .
Gara come sempre partecipatissima, tantissimi gli stranieri in gara.
Per la statistica Il miglior Italiano di sempre, fu la medaglia d’oro Olimpica di Atene 2004 Stefano Baldini che con 01:00:56 nel lontano 1997 fu anche l’ultimo Italiano a vincere la Roma-Ostia. Migliore Italiana sulla distanza Valeria Straneo, vicecampionessa mondiale 2013 di maratona, con 01:07:46 nell’edizione 2012.
Il percorso della RomaOstia è studiato proprio per offrire le migliori performance tecniche possibili, proprio per questo motivo spesso gli atleti sia Top Runners e podisti di tutti i giorni si esprimendo al massimo delle loro possibilità su un tracciato performante e tecnicamente idoneo a prestazioni di alto livello, inoltre la Roma Ostia è anche spesso il primo banco di prova per gli amatori che per si cimentano su questa distanza.
La corsa, anche se si snoda interamente sulla Cristoforo Colombo, ha di per se il fascino di correre verso il mare, per molti amatori è il sogno che si compie: correre da un punto per arrivare ad un altro più lontano. Non è la stessa cosa di quando si corre e si ritorna allo stesso posto, qui si parte e sai che non puoi più tornare indietro ma andare solo avanti e ancora avanti passo dopo passo. Il podismo è l’unico sport che permette a tutti di poter partire con il più forte e dividere la stessa strada. Arrivare a Ostia, per i tanti che sottraggono tempo al lavoro e alla famiglia è il coronamento di allenamenti invernali al buio e al freddo, il premio dopo tanti kilometri spesso fatti in solitudine.
Un ragazzo di venticinque anni Steve Prefontaine, negli anni settanta, disse: “Una gara è un'opera d'arte che le persone possono osservare, ed esserne colpite, in tanti modi quanti sono in grado di comprendere".

Correre e musica

Post Image

A molti piace correre con la musica nelle orecchie durante i propri allenamenti e a volte durante le gare, ma non tutti sanno che il regolamento della Federazione internazionale di Atletica Leggera (IAAF), recepito dalla FIDAL, preveda che (articolo 144.3.b) durante la corsa sia proibito “il possesso o l’uso in campo di registratori video o a cassetta, radio, cd, radio trasmittenti, telefoni mobili o espedienti simili”.
All’inizio si pensò che il divieto fosse dovuto a motivi di sicurezza, ovvero non poter udire le disposizioni dei giudici o degli assistenti alla gara, ma poi fu chiarito che la musica potrebbe ingenerare un “vantaggio agonistico”, una sorta di doping.
Alcune ricerche sostengono che esiste una relazione tra il suono ascoltato e le prestazioni agonistiche e che la musica riduca la percezione dello sforzo e, aiutando il rilassamento, riduce il consumo di calorie, questo soprattutto quando il ritmo musicale è uguale a quello cardiaco. Anche per le lezioni di fitness è normale utilizzare la musica adattata ad un certo numero di “bpm” (battiti per minuto). Alcuni runners, che usano la musica mentre corrono, scelgono proprio alcuni brani per far coincidere i “bpm” del ritmo musicale e la cadenza dei passi.
Altre considerazione porterebbero comunque a supporre che se si amasse veramente la corsa non sarebbe necessario correre con la musica per andare più veloce. Del resto questo varrebbe a livello psichico per tante altre attività, se fossero migliorabili semplicemente ascoltando la musica: lo studio, il sesso, il lavoro, ma ciò intuitivamente non è scientificamente dimostrabile.
Ognuno ha le sue motivazioni personali e le sue metodologie di allenamento o di divertimento, quindi correre con la musica sarà indubbiamente piacevole come correre senza; o quanto meno, correre con le cuffiette (o senza) rappresenta sempre un’alternativa per un allenamento che potremmo ritenere noioso.
Non possiamo ascondere che la resistenza alla fatica e allo stress della corsa può essere "aiutato" dall'ascolto di musica che carichi e dia una spinta in più al cervello, lavorando sulla percezione del dolore e sulla produzione di adrenalina che diminuisce appunto sulla sensazione del dolore stesso. Questo ci potrebbe indurre a migliorare il gesto atletico ma anche ad andare oltre i nostri limiti con un conseguente rischio di infortuni. Non dimentichiamo però che ascoltare la musica (a volume non moderato) mentre corriamo ci “isola” dall’esterno e ci espone a non udire i rumori e i pericoli intorno a noi (auto, moto, biciclette, segnali stradali, ecc.).
La mia esperienza personale di runner è quella di non correre mai in gara con le cuffiette per vivere appieno il fascino della competizione, godermi il percorso e lo stare insieme agli altri. Durante gli allenamenti qualche volta l’ascolto con piacere, ma spesso ascolto i miei pensieri, il mio cuore o i miei passi.
Questi sono i miei brani preferiti:

Da Totti a Valentino Rossi il mito sportivo che non sa abbandonare e la metafora virgiliana di Entello

Post Image

Quand’è che un campione deve ritirarsi dalla scene? Il quinto canto dell’«Eneide» celebra il mito dell’eroe sportivo ormai anziano che lascia imbattuto le gare, ma anche se vincente, è un addio triste.
Il momento più difficile nella carriera di un grande campione è quello del ritiro: l'ideale sarebbe lasciare quando si è all'apice del successo, quando il mito celebrato esce di scena tra gli applausi come è accaduto ad esempio a Flavia Pennetta che ha dato il suo addio al tennis dopo la storica vittoria agli US Open, ma è una vera rarità. Quando il campione “non lascia”, i successi non vengono vissuti più con la stessa gloria, ma diventano solo un momento ulteriore e stanca celebrazione, come la mancata esultanza di Totti dopo il trecentesimo gol con la Roma . Le sconfitte invece si vendicano, nascondendole sotto un velo di rispetto e saggezza, come ha fatto Valentino Rossi con Marquez, buttandolo fuori al GP di Sepang, come a fatto Totti con Spalletti alla vigilia di Roma Palermo.
Enea per l’anniversario della morte del padre, ha organizzato dei giochi sportivi e ha posto in palio dei ricchi premi nel pugilato si fronteggiano l vanitoso Darete, che, fiero della sua possanza, vorrebbe addirittura portarsi via il premio senza neanche battersi, dato che tutti sono rimasti muti e impressionati dalla sua mole gigantesca, e l’ormai anziano Entello, che scende in campo solo dietro sollecitazione del re Aceste: l’uno, si direbbe, attirato soprattutto dal premio, un toro dalle corna dorate, l’altro dal desiderio di chiudere la propria carriera con una impresa memorabile. Entello, già vecchio per affrontare un simile incontro, sta fermo a terra, pronto a respingere gli attacchi del giovane avversario, che gli gira intorno. Entello inizialmente soccombe e cade a terra goffamente, ma come un futuro “Rocky Balboa”, incassa ma si riscatta, battendo Darete sotto una serie di colpi. Entello, esce eroicamente di scena deponendo per sempre, i “cesti”, i guanti da pugile, offrendo in sacrificio al divino Erice, il toro del vincitore abbattendo con un solo, formidabile pugno sulla fronte.
La carriera di un atleta è fatta di attimi, la brevità di una discesa di sci, di una gara di nuoto, di una partita di calcio o un incontro di boxe, anche se dietro quel singolo momento vi sono mesi di allenamenti, di sacrifici tenaci e silenziosi. Lo sport vive di emozioni, sia da parte del pubblico, sia dell’atleta che vi mette tutto se stesso, i propri sogni, la propria volontà tesa al massimo verso il conseguimento della vittoria. Ci sono atleti che lasciano vittoriosi anche se sconfitti a fine carriera come è accaduto a Pietro Mennea, l’unico duecentista della storia che si sia qualificato per quattro finali olimpiche consecutive, come la canoista naturalizzata italiana Iosefa Idem, unica donna ad aver partecipato a otto edizioni delle Olimpiadi, dove a Londra è arrivata quinta a tre decimi dal podio. Vi sono sconfitte, quindi, che valgono quasi come delle vittorie, almeno sul piano morale, quando la classe di un atleta si applaude per essersi misurato alla pari indipendentemente del risultato. Lo sport, per coloro che lo hanno praticato con autentica passione, indipendentemente dal livello, non è mai un semplice capitolo della propria vita, abbandonarlo, dopo averlo vissuto in maniera totalizzante è come abbandonare una parte di se. La più grande responsabilità del Maestro è quindi quella di far amare al suo allievo lo sport anche a prescindere dal risultato sportivo. Lo sport è una metafora della vita, sviluppa la cosiddetta “Intelligenza Agonistica”, cioè quella capacità insita nella naturale tendenza dell’essere umano di superare, progettare, affrontare e prevedere le sfide con se stesso, con gli altri, con l’ambiente. Lo sport non è solo una disciplina fisica e mentale in fondo è un gioco. Chi pratica sport senza divertirsi, ha maggiori difficoltà nel mantenersi costante e spesso abbandona. Chi ama lo sport, ama il gesto sportivo in sé, e questo lo porterà a praticarlo per sempre.

Era giovine l'uno, agile e destro in su le gambe: era membruto e vasto l'altro, ma fiacco in su' ginocchi e lento, e per lentezza …. palpitando anelava. Cadean le pugna a nembi, e vèr le tempie miravan la piú parte; e s'eran vòte, rombi facean per l'aria e fischi e vento. Stava Entello fondato; e quasi immoto, poco de la persona, assai de gli occhi si valea per suo schermo. A cui Darete girava intorno, qual chi ròcca oppugna, quantunque indarno, che per ogni via con ogni arte la stringe e la combatte. Alzò la destra Entello, ed in un colpo tutto s'abbandonò contro Darete; ed ei, che lo previde, accorto e presto con un salto schivollo: onde ne l'aura percosse a vôto, e dal suo pondo stesso e da l'impeto tratto, a terra cadde. … Aceste il primo corse per sollevare il vecchio amico; ma né dal caso ritardato Entello, né da téma sorpreso, in un baleno risurse e piú spedito e piú feroce; ché l'ira, la vergogna e la memoria del passato valor forza gli accrebbe. Tornò sopra a Darete, e per lo campo tutto a forza di colpi orrendi e spessi lo mise in volta, or con la destra in alto, or con la manca, senza posa mai dargli, né spazio di fuggirlo almeno. Non con sí folta grandine percuote oscuro nembo de' villaggi i tetti, come con infiniti colpi e fieri sopra Darete riversossi Entello. Allor il padre Enea, l'un ritogliendo da maggior ira, e l'altro da stanchezza e da periglio, entrò nel mezzo; e prima fermato Entello, a consolar Darete … E, cosí detto, impose fine a l'assalto. Rimase al vincitor la palma e 'l toro, di che lieto e superbo: «O de la dea - disse - famoso figlio, e voi Troiani, quinci vedete qual ne' miei verd'anni fu la mia possa, e da qual morte aggiate liberato Darete». E, ciò dicendo, recossi anzi al giovenco, e 'l duro cesto gli vibrò fra le corna. Al fiero colpo s'aperse il teschio, si schiacciaron l'ossa, schizzò 'l ervello; e 'l bue tremante e chino si scosse, barcollò, morto cadé. Ed ei soggiunse: «Èrice, a te quest'alma piú degna di morire offrisco in vece di quella di Darete, e vincitore qui 'l cesto appendo, e qui l'arte ripongo». (Eneide, canto V)

Contenuti