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MUSICA E SPORT


RDS BREAKFAST RUN LEVISSIMA

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Un modo diverso di vedere la città, di corsa all’alba. Un modo diverso di far partire la propria giornata. Dopo Trento la “RDS Breakfast run” fa tappa a Roma il 26 maggio, con partenza alle 5’45 dalle Terme di Caracalla con un percorso di circa 5 km che comprende Piazza Venezia, Fori Imperiali e Colosseo. Correre insieme verso la luce che nasce che fa capolino dietro il Colosseo.
Prossime tappe: Venezia, Milano, Torino, Verona e Bormio. La partecipazione è aperta a tutti da 14 anni in su (con certificato medico).
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Ogni tappa sarà corsa alle 5:45 di mattina, partenza con il sole che sorge, ecco le date:
il 19 maggio 2017 a Trento
il 26 maggio 2017 a Roma
il 9 giugno 2017 a Venezia
il 16 giugno 2017 a Milano
il 23 giugno 2017 a Torino
il 30 giugno 2017 a Verona
l’ 8 luglio 2017 a Bormio (sabato)

RDS BREAKFAST RUN LEVISSIMA

Il Keniano Solomon Yego vince la 42esima RomaOstia 2016 con 58’43 quarto miglior tempo mondiale di sempre

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Domenica 13 marzo 2016, circa 11.000 atleti hanno raggiunto il lido di Ostia partendo dal Palazzo dello sport dell’Eur lungo i 21 Km e 97 metri del percorso. Una bellissima giornata di sole con un vento favorevole ha spinto gli atleti verso il mare.
Oltre ad essere partecipatissima, questa gara è anche molto veloce: sia per un percorso sostanzialmente privo di curve sia per un altimetria leggermente positiva, anche se c’è la temibile salita del “campeggio” più o meno al decimo km, pendenza non superiore al 3%, ma piuttosto lunga.
La corsa anche quest’anno ha ottenuto il prestigioso riconoscimento internazionale “Gold Label”, come gara di élite mondiale, per gli elevati standard tecnico organizzativi.
Tra gli atleti uomini la vittoria è andata al Keniano Solomon Yego con 58m43 miglior risultato di sempre (migliorandolo di 32 secondi il precedente primato sulla gara) e quarta prestazione mondiale sulla distanza. Dopo di lui è arrivato Langat, al terzo posto ha completato la tripletta keniana Remmy Ndiwa in 1h00m05. Primo Italiano all’ottimo ottavo posto: Xavier Chevrier con 1h 03’41 Al femminile si è imposta l’etiope Degefa Debele davanti alle due keniane Angela Tanui e Yeko Masai che gli hanno yenuto testa, con l’eccellente tempo di 1h07m08, non molto lontana dalla miglior prestazione femminile sulla gara ottenuta nel 2012 con la Keniana Florence Kiplagat con 01:06:38. Prima delle italiane è stata l’atleta dell’Esercito Federica Dal Ri che ha chiuso anch’essa ottava in 1h 14’47. .
Gara come sempre partecipatissima, tantissimi gli stranieri in gara.
Per la statistica Il miglior Italiano di sempre, fu la medaglia d’oro Olimpica di Atene 2004 Stefano Baldini che con 01:00:56 nel lontano 1997 fu anche l’ultimo Italiano a vincere la Roma-Ostia. Migliore Italiana sulla distanza Valeria Straneo, vicecampionessa mondiale 2013 di maratona, con 01:07:46 nell’edizione 2012.
Il percorso della RomaOstia è studiato proprio per offrire le migliori performance tecniche possibili, proprio per questo motivo spesso gli atleti sia Top Runners e podisti di tutti i giorni si esprimendo al massimo delle loro possibilità su un tracciato performante e tecnicamente idoneo a prestazioni di alto livello, inoltre la Roma Ostia è anche spesso il primo banco di prova per gli amatori che per si cimentano su questa distanza.
La corsa, anche se si snoda interamente sulla Cristoforo Colombo, ha di per se il fascino di correre verso il mare, per molti amatori è il sogno che si compie: correre da un punto per arrivare ad un altro più lontano. Non è la stessa cosa di quando si corre e si ritorna allo stesso posto, qui si parte e sai che non puoi più tornare indietro ma andare solo avanti e ancora avanti passo dopo passo. Il podismo è l’unico sport che permette a tutti di poter partire con il più forte e dividere la stessa strada. Arrivare a Ostia, per i tanti che sottraggono tempo al lavoro e alla famiglia è il coronamento di allenamenti invernali al buio e al freddo, il premio dopo tanti kilometri spesso fatti in solitudine.
Un ragazzo di venticinque anni Steve Prefontaine, negli anni settanta, disse: “Una gara è un'opera d'arte che le persone possono osservare, ed esserne colpite, in tanti modi quanti sono in grado di comprendere".

Correre e musica

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A molti piace correre con la musica nelle orecchie durante i propri allenamenti e a volte durante le gare, ma non tutti sanno che il regolamento della Federazione internazionale di Atletica Leggera (IAAF), recepito dalla FIDAL, preveda che (articolo 144.3.b) durante la corsa sia proibito “il possesso o l’uso in campo di registratori video o a cassetta, radio, cd, radio trasmittenti, telefoni mobili o espedienti simili”.
All’inizio si pensò che il divieto fosse dovuto a motivi di sicurezza, ovvero non poter udire le disposizioni dei giudici o degli assistenti alla gara, ma poi fu chiarito che la musica potrebbe ingenerare un “vantaggio agonistico”, una sorta di doping.
Alcune ricerche sostengono che esiste una relazione tra il suono ascoltato e le prestazioni agonistiche e che la musica riduca la percezione dello sforzo e, aiutando il rilassamento, riduce il consumo di calorie, questo soprattutto quando il ritmo musicale è uguale a quello cardiaco. Anche per le lezioni di fitness è normale utilizzare la musica adattata ad un certo numero di “bpm” (battiti per minuto). Alcuni runners, che usano la musica mentre corrono, scelgono proprio alcuni brani per far coincidere i “bpm” del ritmo musicale e la cadenza dei passi.
Altre considerazione porterebbero comunque a supporre che se si amasse veramente la corsa non sarebbe necessario correre con la musica per andare più veloce. Del resto questo varrebbe a livello psichico per tante altre attività, se fossero migliorabili semplicemente ascoltando la musica: lo studio, il sesso, il lavoro, ma ciò intuitivamente non è scientificamente dimostrabile.
Ognuno ha le sue motivazioni personali e le sue metodologie di allenamento o di divertimento, quindi correre con la musica sarà indubbiamente piacevole come correre senza; o quanto meno, correre con le cuffiette (o senza) rappresenta sempre un’alternativa per un allenamento che potremmo ritenere noioso.
Non possiamo ascondere che la resistenza alla fatica e allo stress della corsa può essere "aiutato" dall'ascolto di musica che carichi e dia una spinta in più al cervello, lavorando sulla percezione del dolore e sulla produzione di adrenalina che diminuisce appunto sulla sensazione del dolore stesso. Questo ci potrebbe indurre a migliorare il gesto atletico ma anche ad andare oltre i nostri limiti con un conseguente rischio di infortuni. Non dimentichiamo però che ascoltare la musica (a volume non moderato) mentre corriamo ci “isola” dall’esterno e ci espone a non udire i rumori e i pericoli intorno a noi (auto, moto, biciclette, segnali stradali, ecc.).
La mia esperienza personale di runner è quella di non correre mai in gara con le cuffiette per vivere appieno il fascino della competizione, godermi il percorso e lo stare insieme agli altri. Durante gli allenamenti qualche volta l’ascolto con piacere, ma spesso ascolto i miei pensieri, il mio cuore o i miei passi.
Questi sono i miei brani preferiti:

Da Totti a Valentino Rossi il mito sportivo che non sa abbandonare e la metafora virgiliana di Entello

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Quand’è che un campione deve ritirarsi dalla scene? Il quinto canto dell’«Eneide» celebra il mito dell’eroe sportivo ormai anziano che lascia imbattuto le gare, ma anche se vincente, è un addio triste.
Il momento più difficile nella carriera di un grande campione è quello del ritiro: l'ideale sarebbe lasciare quando si è all'apice del successo, quando il mito celebrato esce di scena tra gli applausi come è accaduto ad esempio a Flavia Pennetta che ha dato il suo addio al tennis dopo la storica vittoria agli US Open, ma è una vera rarità. Quando il campione “non lascia”, i successi non vengono vissuti più con la stessa gloria, ma diventano solo un momento ulteriore e stanca celebrazione, come la mancata esultanza di Totti dopo il trecentesimo gol con la Roma . Le sconfitte invece si vendicano, nascondendole sotto un velo di rispetto e saggezza, come ha fatto Valentino Rossi con Marquez, buttandolo fuori al GP di Sepang, come a fatto Totti con Spalletti alla vigilia di Roma Palermo.
Enea per l’anniversario della morte del padre, ha organizzato dei giochi sportivi e ha posto in palio dei ricchi premi nel pugilato si fronteggiano l vanitoso Darete, che, fiero della sua possanza, vorrebbe addirittura portarsi via il premio senza neanche battersi, dato che tutti sono rimasti muti e impressionati dalla sua mole gigantesca, e l’ormai anziano Entello, che scende in campo solo dietro sollecitazione del re Aceste: l’uno, si direbbe, attirato soprattutto dal premio, un toro dalle corna dorate, l’altro dal desiderio di chiudere la propria carriera con una impresa memorabile. Entello, già vecchio per affrontare un simile incontro, sta fermo a terra, pronto a respingere gli attacchi del giovane avversario, che gli gira intorno. Entello inizialmente soccombe e cade a terra goffamente, ma come un futuro “Rocky Balboa”, incassa ma si riscatta, battendo Darete sotto una serie di colpi. Entello, esce eroicamente di scena deponendo per sempre, i “cesti”, i guanti da pugile, offrendo in sacrificio al divino Erice, il toro del vincitore abbattendo con un solo, formidabile pugno sulla fronte.
La carriera di un atleta è fatta di attimi, la brevità di una discesa di sci, di una gara di nuoto, di una partita di calcio o un incontro di boxe, anche se dietro quel singolo momento vi sono mesi di allenamenti, di sacrifici tenaci e silenziosi. Lo sport vive di emozioni, sia da parte del pubblico, sia dell’atleta che vi mette tutto se stesso, i propri sogni, la propria volontà tesa al massimo verso il conseguimento della vittoria. Ci sono atleti che lasciano vittoriosi anche se sconfitti a fine carriera come è accaduto a Pietro Mennea, l’unico duecentista della storia che si sia qualificato per quattro finali olimpiche consecutive, come la canoista naturalizzata italiana Iosefa Idem, unica donna ad aver partecipato a otto edizioni delle Olimpiadi, dove a Londra è arrivata quinta a tre decimi dal podio. Vi sono sconfitte, quindi, che valgono quasi come delle vittorie, almeno sul piano morale, quando la classe di un atleta si applaude per essersi misurato alla pari indipendentemente del risultato. Lo sport, per coloro che lo hanno praticato con autentica passione, indipendentemente dal livello, non è mai un semplice capitolo della propria vita, abbandonarlo, dopo averlo vissuto in maniera totalizzante è come abbandonare una parte di se. La più grande responsabilità del Maestro è quindi quella di far amare al suo allievo lo sport anche a prescindere dal risultato sportivo. Lo sport è una metafora della vita, sviluppa la cosiddetta “Intelligenza Agonistica”, cioè quella capacità insita nella naturale tendenza dell’essere umano di superare, progettare, affrontare e prevedere le sfide con se stesso, con gli altri, con l’ambiente. Lo sport non è solo una disciplina fisica e mentale in fondo è un gioco. Chi pratica sport senza divertirsi, ha maggiori difficoltà nel mantenersi costante e spesso abbandona. Chi ama lo sport, ama il gesto sportivo in sé, e questo lo porterà a praticarlo per sempre.

Era giovine l'uno, agile e destro in su le gambe: era membruto e vasto l'altro, ma fiacco in su' ginocchi e lento, e per lentezza …. palpitando anelava. Cadean le pugna a nembi, e vèr le tempie miravan la piú parte; e s'eran vòte, rombi facean per l'aria e fischi e vento. Stava Entello fondato; e quasi immoto, poco de la persona, assai de gli occhi si valea per suo schermo. A cui Darete girava intorno, qual chi ròcca oppugna, quantunque indarno, che per ogni via con ogni arte la stringe e la combatte. Alzò la destra Entello, ed in un colpo tutto s'abbandonò contro Darete; ed ei, che lo previde, accorto e presto con un salto schivollo: onde ne l'aura percosse a vôto, e dal suo pondo stesso e da l'impeto tratto, a terra cadde. … Aceste il primo corse per sollevare il vecchio amico; ma né dal caso ritardato Entello, né da téma sorpreso, in un baleno risurse e piú spedito e piú feroce; ché l'ira, la vergogna e la memoria del passato valor forza gli accrebbe. Tornò sopra a Darete, e per lo campo tutto a forza di colpi orrendi e spessi lo mise in volta, or con la destra in alto, or con la manca, senza posa mai dargli, né spazio di fuggirlo almeno. Non con sí folta grandine percuote oscuro nembo de' villaggi i tetti, come con infiniti colpi e fieri sopra Darete riversossi Entello. Allor il padre Enea, l'un ritogliendo da maggior ira, e l'altro da stanchezza e da periglio, entrò nel mezzo; e prima fermato Entello, a consolar Darete … E, cosí detto, impose fine a l'assalto. Rimase al vincitor la palma e 'l toro, di che lieto e superbo: «O de la dea - disse - famoso figlio, e voi Troiani, quinci vedete qual ne' miei verd'anni fu la mia possa, e da qual morte aggiate liberato Darete». E, ciò dicendo, recossi anzi al giovenco, e 'l duro cesto gli vibrò fra le corna. Al fiero colpo s'aperse il teschio, si schiacciaron l'ossa, schizzò 'l ervello; e 'l bue tremante e chino si scosse, barcollò, morto cadé. Ed ei soggiunse: «Èrice, a te quest'alma piú degna di morire offrisco in vece di quella di Darete, e vincitore qui 'l cesto appendo, e qui l'arte ripongo». (Eneide, canto V)

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